CON LE RIFORME, FINO AL PRIMO CONGRESSO DEGLI SCIENZIATI ITALIANI

 

 

 

 

CON LE RIFORME, FINO AL PRIMO CONGRESSO
DEGLI SCIENZIATI ITALIANI

 

Abbiamo visto che Olinto Dini rimase supplente alla Cattedra per quattro anni, fino al 1831, quando diede le dimissioni e gli subentrò Luigi Pacinotti, padre del più noto Antonio. Del periodo in cui il Dini fu attivo può essere ricordata una richiesta di porre a disposizione di Paolo Savi, professore di Storia Naturale, approfittando del suo viaggio a Parigi, la somma di 100 zecchini per impiegarla nell'acquisto di strumenti magnetici ed ottici; con questa motivazione: "Il magnetismo e la luce sono i due soggetti di cui oggi si occupano specialmente i primi Fisici della Francia e dell'Inghilterra. Sarebbe indecente per una Università come la nostra di non mettere a giorno gli studenti almeno delle principali scoperte che i fisici hanno fatto e van facendo: ma per questo si richiedono non pochi nuovi apparati e macchine che bisogna far venire da Parigi"23. Argomentava poi, come faranno in seguito anche altri, che il Savi a Parigi sarebbe stato in grado di assicurarsi della bontà degli strumenti e anche di ottenere una maggiore agevolezza nei prezzi.
Anche il provveditore Speroni scrisse in appoggio alla richiesta, ricordando che: "il Sovrano Motuproprio del 20 ottobre 1821 tra le altre cose ordinava ai Professori Fisico-Matematici di formare una nota degli apparati necessari alle Lezioni di Fisica Sperimentale, dei quali era stata rilevata la mancanza, e che di questi fosse fatto l'acquisto preferibilmente a qualunque altra spesa non urgente con gli assegnamenti destinati al Gabinetto Fisico. Una tal Sovrana e provvidissima disposizione non potè aver la sua completa esecuzione perché la dote del mentovato Stabilimento non somministrava avanzi tali da supplire alla spesa occorrente all'acquisto degli apparati mancanti, tanto più che il Professore di Fisica Sperimentale era creditore di qualche somma erogata anticipatamente nei bisogni dello Stabilimento medesimo per rimborsarsi negli anni successivi"24. Se il Gatteschi aveva anticipato di tasca sua il denaro necessario per l'acquisto di apparecchiature, contando di recuperarlo in seguito, era dunque tollerato che il professore di Fisica Sperimentale acquistasse strumenti, senza la preventiva autorizzazione, facendo conto sulla costanza della dotazione. Più avanti, quando dovremo occuparci degli acquisti di macchine fatti dal prof. Matteucci, vedremo eccessi, che saranno invece mal tollerati dall'Amministrazione.
Un ulteriore incremento, per numero e qualità, degli strumenti del Gabinetto di Fisica avvenne durante il periodo di Luigi Pacinotti, con acquisti di apparecchi moderni associati ai nomi di Oersted, Nobili, Bellani, Daniell, Savart, Cagnard de la Tour, Melloni, Breguet, Amici, etc.25. Una lettera da Pisa, pubblicata anonima, con la data del 15 giugno 1834, presenta un quadro generale dei progressi dei vari Istituti dell'Università, dovuti alla generosa protezione che accordava alle Scienze Naturali il clementissimo sovrano: "Mancavano le macchine necessarie per dar contezza delle recenti scoperte relative all'elettromagnetismo nella sua generalità e all'ottica; e l'annua dote del gabinetto non bastava a farne l'acquisto. Non sì tosto il generoso sovrano ne fu avvertito, che si fecero venire tutte da Parigi; e il gabinetto si ridusse così ben fornito, che nel cadente anno scolastico il valentissimo prof. Pacinotti ha potuto ripeter tutte per lo meno le più importanti, più curiose e più istruttive sperienze sui fenomeni della semplice e doppia refrazione, della defrazione [sic] e della polarizzazione della luce, che maestrevolmente eseguite, e non per anche vedute in Toscana hanno servito non meno al diletto, che all'istruzione. Ha pure il detto professore ripetute tutte le principali sperienze relative all'elettro magnetismo [sic] e alle induzioni elettriche, variandone sagacemente gli apparati, e riducendoli alla massima semplicità. Ha poi in tal circostanza leggermente accennate alcune sue nuove idee sul modo di riunire tra loro i vari fenomeni delle induzioni, colla dottrina delle atmosfere elettriche: ma di queste probabilmente darà contezza al pubblico egli medesimo"26.
Nel 1839 Leopoldo II realizzò una riforma abbastanza ampia dell'Università di Pisa. Istituì una cattedra di Geometria Descrittiva nella Facoltà Matematica, intervenne nella Facoltà Medica e diede "inattesa vita alla Facoltà di Filosofia e Filologia", come scrive il provveditore dell'Università Gaetano Giorgini, che poco dopo sarebbe divenuto Soprintendente agli studi della Toscana. Venne fatta una divisione degli insegnamenti in due Sezioni: quella di Scienze Morali, abbracciante tre Facoltà: Teologia, Giurisprudenza, Filosofia e Filologia; e quella di Scienze Fisiche, costituita anche questa in tre Facoltà: Medicina, Scienze Matematiche, Scienze Naturali27>.
Importanti per le consequenze che ebbero, essendo stati recepiti dall'Amministrazione, i suggerimenti del Provveditore per quanto concerne la Fisica: "direi utilissima l'aggiunta di una cattedra di Fisica Tecnologica e di Meccanica Sperimentale. Ciò servirebbe a sgravare il prof. di Fisica di tutta quella parte che secondo le più moderne classazioni [sic] non appartengono più alla fisica propriamente detta. Intendo parlare dello studio delle proprietà fisiche dei corpi ponderabili che più strettamente si collegano col loro uso nelle arti e nelle costruzioni di ogni genere, non che dello studio astratto delle forze e della loro comunicazione nel movimento e nelle azioni reciproche di questi corpi ponderabili. Rimarrebbe allora alla Cattedra di Fisica propriamente detta lo studio già estesissimo degli imponderabili, e solamente dei ponderabili quel tanto sopra le loro generali proprietà che è indispensabile a sapersi per raggiungere lo studio dei primi.
Siccome poi la distinzione di Fisica Teorica e di Fisica Sperimentale (ove per la prima non si intenda la Fisica Matematica o le Matematiche Applicate) non ha nessun ragionevole fondamento, le due Cattedre adesso distinte con questi titoli, potrebbero essere ridotte ad una sola, alla quale quella precedentemente indicata farebbe seguito a completamento.
Il professore di Fisica Tecnologica e Meccanica Sperimentale, avrebbe in questo tema incombenza di riprendere pei giovani arrivati ad un periodo assai avanzato della loro istruzione, l'esame fisico dei corpi in riguardo al loro uso come materiali adoprati nelle svariatissime applicazioni dell'arte dell'Ingegnere, e nella costruzione e movimento delle macchine.
Egli intraprenderebbe inoltre lo studio delle forze naturali nella veduta di valersene come motori, la gravità, l'acqua, il vento, il vapore, la forza degli animali dovrebbero essere da lui successivamente considerati sotto questo punto di vista. Quindi allo studio sperimentale e razionale delle forze in genere dovrebbe accoppiare la ostensione delle macchine semplici e dei loro effetti, quella degli organi elementari delle macchine composte, e finalmente addestrare i giovani nella composizione e nel calcolo delle macchine in genere, delle quali sarebbe suo debito far conoscere alcuni esempi più insigni". La proposta terminava suggerendo l'introduzione dell'insegnamento della Geometria Analitica "cosicché, con la riunione della Fisica Teorica alla Fisica Sperimentale, questo titolo accrescerebbe di una sola il numero delle cattedre"27.
L'esistenza in Pisa di due cattedre di Fisica, una dedicata all'insegnamento teorico, l'altra a quello sperimentale, era stato deplorata fin dal 1818 dalla Biblioteca Italiana, che nella recensione agli Elementi di Fisica di Ranieri Gerbi, aveva osservato:"ne resta molto a desiderare di ciò che spetta alla fisica sperimentale, massime riguardo alle sperienze e le macchine, le quali vi sono piuttosto indicate che descritte, senza soccorso di figurata rappresentazione. ... [il Gerbi] avverte sin da principio che i regolamenti della sua Università lasciano al fisico sperimentale l'incarico di confermare le teoriche colle sperienze"28.
Il Gerbi era stato nominato professore di Fisica fin dal 1797; la sua cattedra in passato era stata assegnata a più ordinari e lettori contemporaneamente, ed era stata chiamata indistintamente "fisica" o "filosofia naturale"; solo in seguito per distinguerla dalla più giovane cattedra di Fisica Sperimentale venne chiamata Fisica Teorica.
La soluzione di sopprimere la cattedra di Fisica Teorica fu facilitata dalla morte di Ranieri Gerbi, avvenuta il 21 dicembre 1839. In un primo momento, fin dall'inizio della malattia di Gerbi e poi per tutto l'anno accademico 1839-40, fu deciso di accrescere il numero delle lezioni del prof. Pacinotti, in maniera che egli potesse allargarsi ed insistere più che non fosse solito fare nella teoria. Gli fu riconosciuta la supplenza di Fisica Teorica il 22 gennaio 1840, con approvazione di Nero Corsini, Segreterio di Stato; e fu gratificato poi con 70 zecchini29.
Successivamente il Granduca, con Motuproprio del 21 ottobre 1840, prendendo in considerazione gli affari dell'Università di Pisa per l'Anno Scolastico 1840-41, trasferì: "salvi tutti gli attuali suoi appuntamenti ... dalla Cattedra di Fisica Sperimentale a quella di Fisica Tecnologica e Meccanica Sperimentale, il Professore Luigi Pacinotti" concedendogli per tale passaggio un aumento di stipendio nella somma di trenta scudi.
Nello stesso decreto vennero nominati "alla Cattedra di Fisica il Professore Carlo Matteucci" e "il Professore Ottaviano Fabrizio Mossotti alla Cattedra di Fisica Matematica e Meccanica Celeste coll'onorario di Scudi Ottocento, comprensivo degli assegnamenti Cattedratici, e di quelli Direttoriali per l'Osservatorio se venga a ripristinarsi"30.
Luigi Pacinotti non gradì il trasferimento: "ritornato in Pisa la vista del Gabinetto mi ha acceso a fare anche quest'ultimo tentativo per amore della scienza. Mi preme che S.A. il Granduca sia persuaso che io non ho scelto la tecnologia come si è voluto far credere"31.
Il Matteucci non era sconosciuto in Toscana: infatti quando morì il Nobili nel 1835, il suo nome circolava già quale suo probabile successore nella cattedra di Fisica al Museo di Firenze. Faraday già lo teneva per nominato, e cosi il De la Rive32. Quell'opportunità gli sfuggì, ma ne fu ricompensato assai meglio cinque anni dopo. Humboldt aveva raccomandato spontaneamente al Granduca il Matteucci. Lo rivela il grande scienziato nella lettera che scrisse da Berlino al Matteucci il 26 gennaio del 1841: "sono infinitamente lieto nel sentire che la speranza che vi aveva fatto concepire si sia avverata, e che voi siate definitivamente professore di fisica nell'illustre Università di Pisa.... Il posto, che a preferenza vi è stato dato, lo dovete al vostro ingegno, all'importanza e alla sagacità delle vostre scoperte, anziché alla mia debole influenza. L'eccellente Sovrano del vostro paese è assai capace di conoscere il vostro merito. Sono stato sorpreso, vedendolo l'ultima volta a Pillnitz, della varietà e solidità delle sue cognizioni"32.
Il Matteucci aveva avuto la fortuna di conoscere a Parigi Humboldt, che si era grandemente interessato alle scoperte e alle esperienze del giovane fisico italiano, tanto da scrivergli da Potsdam il 9 gennaio 1838: "il vostro nome è salito in così alta reputazione in Germania, e massime presso l'Accademia di Berlino, che il signor Poggendorff si farà sollecito di tradurre i vostri importanti lavori"32.
Che l'influenza di Humboldt fosse stata decisiva lo fa capire lo stesso Granduca che così scriveva il 20 luglio 1844, rispondendo a una lettera di Humboldt, a proposito del Matteucci "Un autre physicien nous a été recommandé par vous, le professeur Matteucci; c'est un investigateur de la nature. Espion heureux, il mène la science, fabrique des instruments pour l'interroger, et est maintenant sur le chemin d'importantes découvertes".
Il Matteucci iniziò immediatamente la sua attività: "dettava subito a qualcheduno dei suoi migliori discepoli la lezione fatta. Leggevala quindi, correggevala, e mandavala allo stampatore". In questo modo già dal secondo anno accademico gli studenti ebbero a disposizione le sue Lezioni di Fisica, la cui prima edizione porta la data 184132.
Tra il Matteucci e il Pacinotti si procedette subito alla divisione delle Macchine già esistenti nel Gabinetto Fisico, con la formazione di due distinti inventari. Al Pacinotti andarono 272 tra macchine, apparecchi e oggetti vari, mentre al Matteucci rimasero ben 496 voci del vecchio inventario33. Insieme all'approvazione della divisione, in data 27 novembre 1840, vennero concessi dal Granduca 140 scudi l'anno a ciascuno per le Macchine ed esperienze. I due professori potevano "valersi dell'opera del primo e secondo Custode del Gabinetto Fisico come Preparatori delle esperienze e Custodi delle Collezioni addette a ciascuna Cattedra"34.
Il primo custode era Leopoldo Mariotti, il secondo era Amerigo Canali. Il Mariotti per la sua età avanzata e per i suoi incomodi di salute si era reso inabile a prestare quel lavoro, che per molti anni aveva lodevolmente disimpegnato. Il prof. Matteucci ne suggerì la giubilazione, a cui aderì anche il Provveditore, raccomandando caldamente che gli fossero accordati gli interi emolumenti ammontanti a scudi 190, in vista della sua età ed in premio del ben prestato servizio. Quanto al Canali, il Matteucci opinò che era più atto al gabinetto di Fisica Tecnologica che a quello di Fisica Sperimentale, di cui egli era Direttore. Il Canali venne quindi destinato al Gabinetto del Pacinotti con la provvigione di 130 scudi35. Il Mariotti venne giubilato, con il Motuproprio del 14 ottobre del 1842, ricevendo per i quarant'anni di servizio una pensione di 138 scudi.
Pur trovandosi nell'assoluta necessità di un buon preparatore e restauratore di macchine per il Gabinetto di Fisica Sperimentale, il Matteucci non aveva riscontrato in nessuno dei soggetti presi in esame quelle qualità che riteneva necessarie; pertanto propose che il Canali supplisse alla mancanza del Custode del suo Gabinetto fino all'epoca in cui avesse trovato un soggetto idoneo alle delicate e precise preparazioni, che richiedevano più intelligenza che fatica materiale. Come vedremo, dopo paziente ricerca il Metteucci riuscì a trovare in Mariano Pierucci quel tecnico veramente eccezionale, di cui aveva bisogno e di cui avremo modo di parlare in seguito.
Se non si voleva rimuovere anche dalla sua casa e dalla sede il Pacinotti, occorreva trovare subito un locale ove far svolgere le lezioni di Fisica Sperimentale, così il 9 dicembre 1840 il Provveditore chiese alla Segreteria di Stato se le lezioni di Fisica del prof. Matteucci potevano essere tenute nell'Anfiteatro Chimico, che allora era situato nell'antica sede dell'Osservatorio Astronomico, proprio accanto alla casa che fin dal tempo del Guadagni era stata assegnata al professore di Fisica per il Gabinetto delle Macchine e come abitazione. Due giorni dopo venne l'approvazione con la raccomandazione che le lezioni di Fisica e di Chimica venissero tenute in giorni alterni e con l'autorizzazione "che per comodo del trasporto delle macchine sia riaperta quella comunicazione tra i due Stabilimenti Fisico e Chimico, che fu praticata in occasione del Congresso Scientifico tenuto in Pisa nel passato anno 1839"36.